Gli incendi a Mosca e le anomalie termiche nell’Emisfero Boreale

Catastrofismo o prevenzione?

(AGI/INTERFAX) Mosca, 6 ago. – Gli incendi dei boschi irradiati dalla nube di Chernobyl potrebbero riattivare una sorta di nube nucleare.
L’allarme, paventato giovedi’ dal ministero per le Situazioni d’emergenza russo, e’ stato confermato dall’WWF russo.
“Ci sono sostanze radioattive nello strato superiore del suolo nelle foreste Bryansk e nelle foreste nelle regioni di Lipetsk, Kaluga e Tula:
sono rimanenze della nube radioattiva proveniente dalla zona dell’incidente all’impianto nucleare di Chernobyl”,
ha spiegato Nikolai Shmatkov, coordinatore progetti al World Wide Fund.
“Il governo dovrebbe fare grande attenzione alla protezione non solo delle basi militari e delle strutture scientifiche ma anche a posti come quello”.
Giovedi’ il ministro per le Situazioni di Emergenza, Sergei Shogu, ha annunciato un’attenzione particolare alle regioni russe interessate da Chernobyl.
In Francia si e’ gia allertato l’Istituto di Radioprotezione e Sicurezza nucleare (Institut de radioprotection ed de surete nucleaire, IRSN), che ha dato per ora risposte rassicuranti.
Le quantita’ di elementi radioattivi intrappolati nella vegetazione delle zone contaminate dalla catastrofe sono troppo deboli per costituire un pericolo potenziale per la salute.
L’IRSN ha confermato che il legno degli alberi che crescono sui territori contaminati (Bielorussia, Ucraina e Russia occidentale), tende a conservare i radionuclidi presenti nel suolo e assorbirli attraverso le radici;
e tali radionuclidi possono essere in parte liberati nel fumo e portare dunque a una contaminazione dell’aria.
Il fenomeno riguarda soprattutto il cesio 137, il principale radionuclide dispersi nell’incidente di Chernobyl, nel 1986, e ancora oggi misurabile.
L’IRSN ha gia’ fatto rilevazioni tra il 2000 e il 2006, quando gli incendi forestali colpirono alcune zone al confine russo-ucraino.
Con l’eccezione di due picchi rilevati nel 2002, le variazioni di concentrazioni sono sono state cosi’ piccole che gli strumenti di rilevazioni non sono riusciti a rilevarle.
Per i dati sulla situazione attuale, bisognera’ pero’ attendere le nuove misurazioni della rete di monitoraggio AirOpera (a condizione ovviamente che l’Esagono si trovi sulla strada del pennacchio di fumo sospinto dai venti).

Intanto le anomalie termiche dell’emisfero boreale continuano a incidere sul polo nord: 

(ANSA-REUTETRS) – WASHINGTON, 7 AGO – Un gigantesco blocco di ghiaccio piu’ grande dell’Isola del Giglio si e’ staccato dalla Groenlandia e si va spostando verso gli Stretti di Nares, situati a circa mille chilometri a sud del Polo Nord tra la stessa Groenlandia e il Canada. Secondo quanto hanno reso noto i ricercatori dell’universita’ americana del Delaware, il fenomeno risale a giovedi e, per quanto riguarda l’Artico, non ha precedenti da quasi 50 anni a questa parte.
La nuova isola formatasi da uno dei ghiacciai principali della Groenlandia ha una superficie di 260 chilometri quadrati ed in alcuni punti uno spessore di quasi 200 metri.
Secondo gli scienziati americani, se si sciogliesse potrebbe alimentare i rubinetti degli Stati Uniti lasciati ininterrottamente aperti per circa due anni.
Andreas Muenchow, professore di oceanografia alla Delaware University, ha detto che non si puo’ sapere con certezza se la nuova isola sia una conseguenza dei mutamenti climatici.
Non e’ nemmeno chiaro che cosa accadra’ all’enorme ghiacciaio galleggiante.
Potrebbe sciogliersi progressivamente o spezzarsi in blocchi piu’ piccoli che potrebbero anche finire per creare ostacoli alla navigazione.

About jovi72